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Padova Pannelli Mirabilia   33 Il Castello: dalla torlonga alla Specola modi: foto mappa
 
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Sul pannello si legge: Le prime citazioni di una torre denominata Turlonga, alla biforcazione dei corsi d'acqua che circondano la città, compaiono in vari documenti dal 1062 al 1102. La torre, eretta con ogni probabilità tra il X e l'XI secolo, divenne il cardine delle difese urbane, ma anche simbolo del potere vescovile della città. Una tradizione cinquecentesca ormai superata volle che Ezzelino da Romano abbia costruito due torri, una maggiore a ovest e una minore a est, chiamate Zilie, dal nome dell'architetto progettista Zilio, per farne orrende carceri per gli oppositori del regime. Le due torri, coronate di merli e dipinte a scacchi bianchi e rossi, sono raffigurate nell'affresco che Giusto de' Menabuoi dipinse nel 1381 nella cappella Conti della Basilica di Sant'Antonio. In realtà il costruttore delle due torri è un anonimo architetto e la maggiore delle due, la Torlonga, non fu costruita ex novo, ma è il risultato di un innesto architettonico effettuato sulla torre di avvistamento fra il X e l'XI secolo. Come risulta dalle indagini stratigrafiche, infatti, la parte inferiore dell'attuale Specola, fino ad un'altezza di nove metri, è costituita dalle poderose mura della torre di avvistamento, spesse tre metri. L'innalzamento, coronato da merlature e munito di caditoie, fu realizzato invece in epoca carrarese. Le indagini stratigrafiche hanno inoltre rilevato la presenza di un'altra fortificazione posta lungo la biforcazione del fiume. Si tratta di donjon, un dongione, baluardo desunto dall'architettura militare francese. Anch'esso è distinguibile nell'affresco di Giusto, realizzato in epoca antecedente la costruzione delle mura comunali, una sorta di muro possente che proteggeva la Torlonga a nord e a est, dove cioè mancava la protezione fluviale. I restauri degli anni Ottanta e Novanta hanno riportato alla luce la decorazione interna voluta da Francesco il Vecchio. La sala col "grande carro", la sala con "pappagalli" e quella con le iniziali del principe testimoniano il clima raffinato e colto che si respirava presso la corte carrarese. Dopo la conquista veneziana la Torlonga fu trasformata in deposito di munizioni, e tale rimase fino a quando, il 21 marzo 1767, ne iniziò lo sgombero e la trasformazione in Osservatorio astronomico. L'attuale aspetto della parte terminale, con l'aggiunta degli osservatori, è frutto del progetto di ristrutturazione dell'abate Domenico Cerato e di inteventi ottocenteschi.
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