www.Stil-Novo.com Home > Le pagine di... > Poh < Mappa visite 26136 pagina E0 05
Le pagine di Poh  
22 Delirio quantistico autocosciente 773
21 Ossimoro e antiossimoro 521
20 Uscire dal sistema 604
19 Dialogo verso l’alto 563
18 Uccidere il maestro 547
17 Il sapiente e lo stolto 508
16 Vieni avanti cretino! 512
15 Un altro mondo possibile 493
14 La stoffa di Poh 502
13 Il signore della verità 516
12 Bellezza interiore 525
11 Verso la consapevolezza 878
10 La bellezza secondo Arturo 507
9 Il club dei "non" 488
8 Tutti i colori della Verità 548
7 Evoluzione 478
6 L'io e l'altro 493
5 Dio perdona l’infinito no 770
4 Acentrica relatività 524
3 Se potessi ti direi 524
2 Il terzo braccio 526
1 Il labirinto dell’io penso 594
Letture totali Poh: 12393
Istogramma delle letture
11: Verso la consapevolezza

Si apre il sipario: la scena è povera e poco curata.
Due attori sembrano non accorgersi di essere già in scena e continuano un discorso evidentemente già iniziato.
L’attore uno, parla con leggero accento dialettale: - … non più di venti persone. Anche questa sera il pubblico è scarso, dobbiamo convincerci che siamo attori di serie B, che non avremo mai successo. –
Il pubblico rumoreggia.
L’attore due si esprime anche lui con accento, ma di un dialetto leggermente diverso: - Che dici? Noi siamo attori perfetti. Nessuno può interpretare come noi la nostra parte! La parte di due attori di serie B che non sanno recitare. La commedia è perfetta per noi. –
Attore uno: - Dici? E perché allora il pubblico è così scarso? Se fosse come dici tu, dovremmo avere la sala piena di gente importante: ministri, letterati, premi Nobel, finanzieri, artisti… -
Due: Ma no, ma no, quella è gente intenta a recitare in altri campi, noi abbiamo bisogno di un pubblico che sappia fare la sua parte di pubblico che sta assistendo ad una commedia di serie B, recitata da attori bravissimi che stanno recitando maldestramente una brutta commedia. Un pubblico che non si annoi e che sappia rumoreggiare al momento giusto… –
Uno: - Ma allora, loro (e indica il pubblico) sono attori!
Due: - Oh, l’hai capita finalmente!
Uno: - Sì l’ho capita, ma la cosa mi preoccupa ancora di più. –
Due: - E perché, scusa? –
Uno: - Perché, se sono attori, non dovrebbero pagare, ma piuttosto, essere pagati e noi di soldi ne abbiamo ben pochi. –
Due: - Vedi che non hai ancora capito. Se loro non pagassero, non sarebbero più un pubblico perfetto e non meriterebbero due attori perfetti come noi siamo. –
Uno: - Non ho capito no! Non capisco, per esempio, che cosa ci guadagnano a venire a spendere soldi per… lavorare! –
Due: - Hai la testa dura sai, c’è un sacco di gente che spende soldi per lavorare. Quando fanno ore e ore di macchina per raggiungere i posti di villeggiatura, quando vanno in spiaggia ad orari fissi, come gli operai delle fabbriche… -
Uno: - Forse ho capito, ma perché lo fanno? –
Due: - Per la stessa ragione per la quale noi siamo qui a recitate. Noi attori bravissimi, perfetti, dovremmo guadagnare molto di più, ma anche se questo non succede lavoriamo lo stesso, quasi gratuitamente, per il piacere di recitare. Siamo pagati per recitare male, ma quello che sta dietro, la nostra perfetta interpretazione di noi stessi, non viene affatto pagato se non dalla perfetta recitazione del pubblico, che fa perfettamente la parte di un pubblico deluso. –
Uno: - Sì, forse hai ragione, ma… -
Due: - Ma cosa? Hai ancora dubbi? –
Uno: - Eh, direi di sì, per esempio, io so benissimo il titolo della commedia che stiamo interpretando male, nel tabellone all’ingresso del teatro c'è scritto “Due attori in scena”, ma l’altra, quella che, secondo te, interpretiamo con tanta maestria, non è mai stata scritta. –
Due: - Mmm, non è mai stata scritta perché si sta scrivendo adesso, man mano che la recitiamo, anzi forse è più corretto dire che la recitiamo man mano che viene scritta. –
Uno: - Eeeh? Vuoi dire che noi non stiamo recitando, ma che semplicemente veniamo scritti? Perché è di noi che si tratta! È vero o mi sbaglio? –
Due: - In un certo senso… -
Uno: - Come in un certo senso, non si tratta forse di noi? –
Due: - Sì, sì, apparentemente si tratta di noi, ma in realtà… -
Uno: - Fermo, fermo, non tirare fuori altre storie, che sto perdendo la testa. Rispondi semplicemente alle mie domande: si tratta di noi? –
Due: - Sì, si tratta di noi, ma nella commedia. –
Uno: - Quale commedia, quella che stiamo recitando male o l’altra? A proposito come si chiama l’altra? –
Due: - L’altra si chiama “Il mondo è una commedia” e noi siamo importanti in entrambe. –
Uno: - Come entrambe? Non dirmi che ce né una terza!? –
Due: - Una terza? Beh, in un certo senso sì. –
Uno: - E come si chiama questa terza? –
Due: - Aspetta devo leggere sopra… “Verso la consapevolezza”. -
Uno: - E che succede in questa terza? –
Due: - C’è un tizio che interpreta perfettamente la parte di un mediocre scrittore che scrive una commedia giusta per noi. –
Uno: - Ma allora nessuno sa ancora come finisce la commedia! –
Due: - Forse. Dipende. –
Uno: - Come forse? Non tirare fuori altre storie, dimmi definitivamente, senza tirarla troppo per le lunghe, che cosa siamo, cos’è questa nostra esistenza e se possiamo saperne ora la conclusione. –
Due: - È dall’inizio che provo a spiegarti, ma non è facile, e certe cose non le so neppure io. In questo momento per esempio noi potremmo essere “scrivendo” e in quel caso nessuno saprebbe esattamente come finirà la nostra storia, ma potremmo anche essere “leggendo” cosicché qualcuno saprebbe la conclusione, ma noi no, perché noi appunto siamo “leggendo”. –
Uno: - Quando parli così mi metti l’angoscia, mi vuoi dire una volta per tutte, se sapremo mai come finisce la nostra storia? –
Due: - In “realtà” è molto semplice, noi lo sapremo insieme a colui che ci sta leggendo, quando egli finirà di interpretare la sua parte di lettore, cioè quando leggerà per la seconda volta la parola “FINE”. -
Uno: - Eeeeh?! –

Si chiude il sipario. Il pubblico rumoreggia.

FINE
avanti =>
 
pagina E0 05 visite 26 136 Home > Le pagine di... > Poh < Mappa software di Gianfranco Novo GfN