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Le pagine di Stilo  
33 Dialogo sulla salvezza 428
32 4. L'uomo oggetto 375
31 3. So mi (Lucia) 361
30 2. La moglie (Anna) 363
29 0. Fare filò (il contesto) 401
28 1. La notte dei ricordi (Francesco) 385
27 Alì non capisce 448
26 Barbarie e Civiltà 459
25 Accontentato 474
24 Guardare la luna 459
23 Il profumo del vigneto 468
22 Diversi da noi 450
21 L'abisso e la legge 428
20 Volare 651
19 Gioco a tre 706
18 La stecca 536
17 Il carnevale di Venezia 653
16 L'investigatore 421
15 Leggero, leggero 440
14 Il barbone 477
13 Il primo distacco 562
12 Graffiti 980
11 Le due gemelle 463
10 L'aquila e la talpa 477
9 Un dio buono 443
8 Le due sorelle 678
7 Una giornata normale 497
6 Mente la mente? 632
5 Push e pop 445
4 Se potessi ti direi 540
3 Resurrezione 489
2 Momento educativo 492
1 Il mondo di Möbius 518
Letture totali Stilo: 16598
Istogramma delle letture
14: Il barbone

Qualche anno fa avevo preso l’abitudine di passeggiare lungo il fiume: ciò mi rilassava e disponeva il mio spirito alla benevolenza.
Nel breve tratto che va fra la strada e l’acqua, l’amministrazione comunale aveva fatto piantare alcuni alberi e sotto uno di questi trovavo spesso un vecchio barbone che lo aveva eletto a sua dimora estiva.
Una mattina, dopo aver fatto colazione al bar vicino, pensai di portare qualcosa da mangiare anche a lui.
Questi, un po’ stupito, prese il cibo che gli offrivo, ringraziò timidamente e lo consumò, in silenzio ma con evidente piacere. La cosa mi commosse, così ripetei quel gesto nei giorni che seguirono e, gradualmente diventammo amici. Per una forma di rispetto non feci mai domande sul suo privato, anche se ero fortemente curioso di conoscere la sua vita, ero convinto però che, una volta o l’altra, me l’avrebbe raccontata spontaneamente.
Ma non fu così.
Allora, un giorno, presi coraggio e gli chiesi: - Perché non mi racconti la tua storia? –
Lui rimase un attimo in silenzio, poi con un sorriso triste mi disse: - Non ti racconterò la mia storia, ma una… beh, chiamiamola la storia di Lucia e Antonio. –
Lucia è una ragazza di quindici anni, dolce e remissiva. È la cameriera personale di Francesca.
Francesca è sposata, ma durante la lettura di un libro, s’innamora di Paolo e ne diventa l’amante. La loro passione è così forte e travolgente che commuove Dante e gli fa scrivere una delle più belle pagine della sua “Commedia”.
Lucia s’innamora di Antonio, il garzone dello stalliere del marito di Francesca: s’incontrano per caso in cortile, si guardano, si sorridono e la parte fisica del loro amore finisce lì. Poco dopo Antonio, promosso stalliere, viene mandato in un altro castello, dove passerà la sua vita, ignorato da tutti: più vicino ai cavalli che agli uomini.
Solo un raggio di luce rimarrà in lui: il ricordo del sorriso di Lucia.
Lucia si sposa con un giovane del borgo, un uomo incolore, avrà quattro figli, il suo corpo vinto dalla fatica e dalle gravidanze, si sformerà, il suo viso perderà la dolcezza dei quindici anni e diventerà inespressivo.
Solo un raggio di luce rimarrà in lei: il ricordo del sorriso di Antonio.
Dopo la loro morte finiscono fra gli ignavi, ma Dante non li vede: sia perché, anche lì, il prezioso ricordo è ben nascosto nella loro mente, sia perché, mal consigliato, il Poeta non si degna di guardarli. –
A questo punto il vecchio si scuote come se, raccontandola, avesse vissuto personalmente tutta la storia, poi mi guarda col suo sorriso triste e continua: - Come faccio io a sapere tutto ciò? Semplice, io sono Antonio. Ti ho convinto? No? Hai ragione. In realtà io sono il marito di Lucia, l’uomo incolore senza nome e senza storia, sono uno dei suoi figli, del tutto simili a lui. Sono uno dei miliardi di uomini, la cui storia non è mai stata raccontata.
Fra noi ignavi, con cenni e sussurri, nascono racconti straordinari, tanti da riempire centinaia di volumi, che non saranno mai scritti. Nella mia dimora d’inverno ho conosciuto uno che sapeva narrare in silenzio, convinto com’era, che le storie più belle non dovessero essere raccontate, ma solo ascoltate.
E così dev’essere, perché la storia di Antonio e Lucia, l’ho sentita narrare da te. –
Non capii l’ultima frase, ma nei giorni che seguirono mi rimase nella mente come un tarlo, poi una volta, quasi preso da un’illuminazione, gli chiesi: - Perché non mi racconti la storia del violinista? –
Lui ci pensò un attimo, poi, col suo solito sorriso, cominciò: - Era un grande maestro, un virtuoso, ma era anche molto superbo, non aveva rispetto per nessuno, neppure per suo padre… e se vai nella città di… in un piccolo giardino, puoi ancora vedere un violinista suonare davanti ad una panchina vuota, dove, tempo addietro, sedeva un vecchio pensionato. -
E così, ogni giorno, lui mi raccontò una storia nuova, diversa, affascinante, poi coi primi freddi non lo vidi più.

Padova 15–07–1999.
Gianfranco Novo.

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