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L'io e l'altro
La prima cosa che mi viene quando penso a "io", è il mio corpo e, soprattutto, il mio cervello.

Ma subito mi rendo conto che c'è qualcosa che non va: se "io" sono il mio corpo e/o il mio cervello, come posso dire "il mio corpo e/o il mio cervello"?
Chi è colui che dice "mio"?

Bel pasticcio! Io mi identifico con qualcosa di me, ma non so cosa. Allora provo ad andare sull'astratto: io sono "le mie idee, i miei sentimenti".

Mie idee, miei sentimenti? Siamo al punto di prima!

Però c'è un'idea, anzi sentimento diverso dagli altri: il sentimento di essere io. Sì, ma chi prova il "sentimento di essere io"?

Non ci siamo ancora, perché colui che prova il “sentimento d’essere io” deve per forza essere altro da quel sentimento!

Un momento, forse “io” può soltanto essere “altro”.

Giusto, “io” è “altro-io”. Che cosa è altro-io? È tutto ciò di me (sic!) che posso dire “mio” meno la cosa che dico “mia” in quel momento, cioè la cosa che è all’attenzione.

Perché, quando la metto all’attenzione, la separo da me, altro dalla cosa, da “altro-io” appunto, che in quel momento è “io”.

Ecco perché posso dire: io piccolo, io adolescente, io maturo, io vecchio… senza perdere il senso dell’io.

Perché quella parte dell’io che è cambiata col passare del tempo (il mio corpo, le mie idee, i miei sentimenti), non sono io, ma ciò che metto all’attenzione, che “in quel momento” è separata da me, mentre io sono (sempre) tutto il resto.

Io cambia sempre per non cambiare mai!

Questa frase l’ho già sentita. Una cosa ancora più divertente, quasi l’opposto, avviene quando discutiamo, quando difendiamo una “nostra” idea. Siamo disposti ad accettare, anche alcune idee che, se poste all’attenzione, avremmo detto: “no, questa è sbagliata”, pur di difendere quella alla quale siamo stati “inchiodati” dall’identificazione dell’io.

Non ci credete? Provate a controbattere questa mia idea!

Un’ultima osservazione: quando dico “altro-io” chi lo dice? Semplice, “io”.
Ora posso affrontare il problema della coscienza che è, dice il vocabolario: “consapevolezza di sé e del mondo esterno”.
Chi ha consapevolezza di sé? Altro-io.
Chi ha consapevolezza del mondo esterno? Io.

Allora in me ci sono due persone? No, perché Io è Altro-io e Altro-io è Io.

Padova 2002-10-29

Gianfranco Novo



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