s2e1: È Venuta una Ragazza
— Pronto? Franco, puoi venire un momento da me?
— A quest'ora?
— Sì, ho una cosa importante da dirti.
— Ma sono le sei di mattina!
— Sì, lo so, ma è una cosa veramente importante.
— Così però mi metti in ansia, si tratta di una cosa grave?
— Sì, cioè no, nulla che ti debba preoccupare, puoi venire?
— Vengo, vengo, posso almeno bere un caffè?
— Vieni qui, lo beviamo insieme.
— Ok, ho capito, fra 10 minuti sono da te.
Franco è molto preciso riguardo agli orari, infatti dopo 10 minuti arriva, ma non fa tempo a suonare il campanello. Ermanno lo aspetta alla finestra e gli apre.
— Allora, cosa c'è di tanto urgente?
— Cos'è, secondo te, un'informazione?
— Cosa? Mi chiami a quest'ora per farmi una domanda del genere? Non bastava un buon vocabolario?
— Sì, scusa, hai ragione, sono confuso e non so da dove cominciare.
— Allora comincia dal caffè.
— Quale caffè?
— Non mi hai detto che lo avremmo bevuto insieme?
— Già, è vero, vado a prepararlo.
Dopo il caffè Franco è un po' più sveglio, ed Ermanno sembra meno confuso.
— Allora che avevi da dirmi?
— È venuta da me una ragazza di nome Sheila.
— Beh? E che c'è di speciale?
— È stata qui tutta la notte.
— Ah, allora le cose cambiano. E Eva?
— Eva non c'entra... aspetta, ma cosa hai capito?
— Beh, non c'è molto da capire, mi sembra.
— No, no, hai capito male, abbiamo sempre parlato.
— Veramente? Sarebbe la prima volta...
— No, non c'entra... non è questo il problema... cerca di capirmi.
— Io ci provo, ma tu non sei molto chiaro.
— Sì, sì, lo so, ma ascolta senza interrompermi. Sheila è stata qui, e ha parlato per tutta la notte. Prima però mi ha chiesto di ascoltarla sotto il vincolo del segreto professionale.
— Ho capito, continua.
— Purtroppo non ti posso dire nulla di ciò che mi ha rivelato.
— Ma allora perché mi hai chiamato? ... a quest'ora.
— Per dirti alcune cose... e per chiederti un consiglio. Tieni conto però che non posso rivelarti le cose personali di Sheila, ti posso dire delle cose generali che ci permetteranno di capire ciò che è accaduto in questi ultimi giorni. Allora, cos'è un'informazione?
— Ancora con l'informazione, ma sei sicuro di stare bene?
— Sì, seguimi, per favore, e rispondi alla mia domanda.
— Beh, direi che è una frase, un'affermazione che parla di fatti accaduti o di cose esistenti.
— Bene, ma secondo te l'informazione cambia le persone?
— No, direi di no... tu cosa dici?
— Io, invece, penso di sì.
— Cosa intendi?
— Penso che ogni informazione cambi un po' le persone, e alcune possono cambiare anche molto.
— Per esempio?
— Immagina che io riesca a dimostrare l'esistenza di Dio...
— Eh, eh, ci hanno provato in molti...
— Sì, infatti la mia è solo un'ipotesi, ma torniamo al nostro ragionamento: se ti dimostrassi fuori da ogni dubbio l'esistenza di Dio, tu pensi che dopo saresti ancora quello di oggi?
— Boh, forse no, forse diventerei un santo... o un demonio.
— Ecco, vedi, questa è un'informazione che ti cambierebbe nel profondo.
— Sì, ma l'informazione di solito è cosa diversa: sapere se domani pioverà, o se ci sarà il sole, non è che ti cambia la vita.
— Scusa se insisto, ma la mia professione si basa proprio sulla corretta comprensione del principio che sto cercando di illustrarti.
— La tua professione?
— Sì, la psicoanalisi cerca di produrre un graduale cambiamento verso modi di essere più armoniosi nei confronti di sé e del mondo.
— Più armoniosi?
— Sì, meno dolorosi o meno problematici.
— Credo di capire, ma cosa c'entra Sheila?
— Il problema di Sheila è una novità anche per me, se si può chiamare problema...
— Che tipo di problema?
— Su, non fare il furbo, sai che non ne posso parlare... C'è stato un mio collega, che anziché lasciare il paziente libero di cercarsi il proprio essere, produceva un forte condizionamento. Le cure avevano un più rapido successo, però i pazienti diventavano un po' tutti uguali; tu vorresti essere curato da un tipo simile?
— No, penso di no.
— Infatti quell'analista fu radiato dall'albo... certo che se lui fosse stato un genio come Einstein, Chopin, Gandhi, Leonardo, ecc. messi insieme...
— Che stai dicendo!?
— Mi chiedevo se tu, o io, avremmo rinunciato ad una parte della nostra personalità in cambio di qualità intellettuali eccezionali.
— Sai, qualche volta ci ho pensato e ho concluso che sarebbe un suicidio.
— Giusto, ma se la cosa avvenisse gradualmente, senza che tu te ne rendessi conto...
— Vuoi dire che cambierei gradualmente in meglio, restando convinto di essere sempre quello di prima?
— Forse non ci crederai, ma è quello che è successo a tutti noi negli ultimi cinquant'anni, da quando è nata la televisione.
— Su questo ti credo perché è un pensiero che ho avuto tante volte anch'io... si tratta di vedere se siamo cambiati in meglio o in peggio.
— Giusto, comunque anche il giudizio è un problema.
— In che senso?
— Nel senso che il giudizio è diverso a seconda che avvenga prima o dopo la... cura.
— Quale cura, di che cura stai parlando?
— Parlavo del cambiamento, dell'evento che ha prodotto il cambiamento.
— Vediamo se ho capito: io sto bene come sono e non vorrei cambiare per nulla al mondo, però, succede qualcosa e io cambio, dopo il cambiamento sto ancora bene e non vorrei più tornare quello di prima.
— Proprio così, hai capito benissimo.
— E qual è quello giusto, il prima o il dopo?
— Entrambi, prima della cura è giusto il primo, dopo è giusto il secondo... o nessuno.
— Ti diverti a confondermi?
— Non più di quanto lo sia io.
— E allora sai cosa facciamo? Tu ora te ne vai a letto a recuperare il sonno perduto e io me ne torno a casa.
— Sì, facciamo così, dormirò un po', ma fra due ore ho un paziente e a lui non posso raccontare la storia di Sheila.
— Bene, a domani allora.
— Ciao, a domani. |