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Senza età

Una sera al solito bar

— Ciao Franco, ti sei incantato?

— Eh? Che c'è?

— C'è che mi sembri istupidito, che ti succede?

— Ciao Erm, niente niente, pensavo...

— Cos'ha quel tavolo? Lo stavi guardando come fosse un mostro.

— Un mostro? No, è che mi è successa una cosa e cercavo di capire.

— Capire cosa?

— Qualche giorno fa ho visto un vecchio compagno di università.

— Beh, e allora?

— Era lì, a quel tavolo... non c'eravamo frequentati molto. Avevamo studiato insieme un paio di settimane, poi mi sono reso conto che lui andava troppo veloce, non tenevo il suo ritmo, e ho preferito lasciarlo andare per la sua strada.

— Sì, ma cosa è successo a quel tavolo?

— Era seduto là, l'ho visto e mi sono ricordato di lui... era uguale, ma proprio uguale a quello di 10 anni fa.

— Lui non mi aveva ancora visto, poi si è girato, sembrava mi avesse riconosciuto, così l'ho salutato:

— Ciao, ti ricordi di me?

Forse non mi aveva sentito perché, proprio in quel momento, era passata una moto molto rumorosa, così mi sono avvicinato:

— Ciao, ti ricordi di me?

— No... dovrei?

— Beh, siamo stati compagni di università, abbiamo studiato anche un po' insieme... una decina d'anni fa, durante il primo corso di analisi matematica.

Il suo volto si illuminò di un sorriso, pensavo che mi avesse riconosciuto, ma non era così...

— Ah, lei mi confonde con mio fratello.

— Suo fratello? Lei non si chiama Stefano Delmonte?

— Luciano, Luciano Delmonte. Succede spesso, dicono che ci assomigliamo come due gocce d'acqua, ma lui ha dodici anni più di me.

— Oh, mi scusi, pensavo...

— Niente, non si preoccupi, ormai ci sono abituato.

— Come sta suo fratello, è qui a Padova?

— È in America, a Boston, insegna all'università.

— Beh, se ha occasione di vederlo lo saluti. Mi chiamo Franco Newman.

— Lo farò con piacere.

— Mi scusi di nuovo, arrivederla.

— Arrivederci.

— Tutto qui? Non ci vedo niente di strano.

— Beh, forse sarà stata solo un'impressione, ma quando si è voltato e mi ha visto, mi è sembrato che mi avesse riconosciuto.

— Un'impressione non confermata dai fatti, mi sembra...

— Già, però ieri l'ho rivisto ad un centro commerciale, era insieme ad un amico dei vecchi tempi...

— Un amico che conoscevi anche tu?

— Di vista.

— Beh, può capitare che due fratelli conoscano la stessa persona.

— Sì, certo, ma questo amico aveva la stessa caratteristica strana...

— Cioè?

— Era uguale, ma proprio uguale a quello di 10 anni prima.

— Un altro fratello minore?

— Forse, ma sarebbe una coincidenza eccezionale, non ti sembra?

— Sì, certo, ma forse hai visto male, forse ti sei lasciato suggestionare dall'incontro del giorno prima.

— Già, forse...

Ormai Ermanno aveva perso interesse per il fatto "straordinario", e cercò di cambiare argomento:

— E intanto ti perdi lo spettacolo di oggi.

— Quale spettacolo?

— Quella ragazza al tavolo in fondo, ti sta guardando con insistenza da un po' di tempo.

Franco vide la ragazza, era proprio bella, poi si voltò dalla parte opposta (ormai da molto tempo, si era convinto di essere trasparente allo sguardo femminile), ma alle sue spalle non c'era nessuno. No, veramente, alle sue spalle c'era il "Prato della Valle". La grande piazza faceva sempre una certa impressione, specialmente agli stranieri, e la ragazza aveva tutta l'aria di esserlo.

Tuttavia ora si sentiva a disagio e, per darsi un contegno, estrasse la sua fotocamera tascabile e fotografò il panorama.

— Che fai? Ti metti a fare il turista?

Ermanno scherzava spesso sugli imbarazzi di Franco. Erano scherzi benevoli e Franco non se la prendeva, tuttavia il suo disagio aumentava.

— Già, tu sei abituato ad essere guardato, di te non si può certo dire che sei trasparente. Ah, che stupido! Per un attimo mi hai indotto a pensare... è te che guarda.

— No, no, questa volta ti sbagli.

Era una difesa d'ufficio e Franco non ci pensò più. Intanto il sole si era abbassato e il grande manto d'ombra formato dalle case che racchiudevano il "Prato" ad ovest aveva raggiunto le statue che circondano l'isola Memmia. Era ora di tornare a casa... e poi la ragazza era sparita...

— Dov'è andata? — Franco si era distratto e non l'aveva vista andare.

— Si è alzata, ti ha dato un'ultima occhiata, e poi si è infilata nel passaggio verso il Torresino.

— Dai, smettila di prendermi in giro, sai benissimo che guardava te.

— In ogni caso è ora di tornare a casa... sarà una coincidenza, ma la mia strada va proprio da quella parte... — Ermanno non aveva perso il suo sorriso ironico, si divertiva sempre a stuzzicare Franco.

— Va bene allora, vai e... buona fortuna.

— Ciao, a domani.

— A domani.


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