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La verità per gli amici

L'incontro si tenne la sera successiva, non in piazza, ma in un luogo più raccolto e discreto, scelto da Mario Carati, un'enoteca vicino al Ghetto, che garantiva riservatezza. Seduti attorno a un tavolo c'erano Mario e la sua compagna, Lucia, Franco e Laura, e Ermanno con Eva. Stefano Delmonte si era unito al gruppo.

Carati versò del vino e si schiarì la gola. L'atmosfera era rilassata, ma l'oggetto del loro incontro aleggiava pesante come un fumo freddo.

— Ho chiuso il fascicolo di Luciano Delmonte. La mia relazione ufficiale, quella che verrà accettata dai superiori e che vi darò, è concisa: "Morte per complicanze cardiache insorte durante un'aggressione non premeditata. Sospetto fuggito dal territorio nazionale per motivi diplomatici". Una formula che salva la faccia a tutti e non crea incidenti internazionali.

Stefano Delmonte annuì, silenzioso. Franco si sporse in avanti.

— E la verità, Mario? Quella che non finisce nei rapporti ufficiali.

Carati sorrise, un gesto raro che ammorbidiva i lineamenti decisi del suo volto.

— La verità, amici, è un meccanismo molto più banale, ma perfetto nella sua esecuzione. E per capirla, dovete mettere da parte l'idea dell'assassinio hollywoodiano e accettare la logica dell'ossessione.
L'Ossessione e l'Equilibrio

Carati indicò con il mento Stefano.

— Vostro fratello, Luciano, era una persona di grande impatto. La sua abilità non era solo architettonica, era personale. Egli aveva creato, senza volerlo, un disequilibrio nell'entourage dell'Emiro. Un equilibrio che era tenuto in piedi da un solo uomo: Igor Vlamic.

Mario prese un sorso di vino.

— Vlamic è l'uomo dell'Ordine emotivo dell'Emiro. Gay, ossessionato dall'Emiro, e gelosissimo. Il suo ruolo di segretario-guardia dell'harem non è una contraddizione, è una strategia: l'Emiro lo usa per controllare le mogli, sapendo che Vlamic è l'unico uomo che non le desidera. Ma Vlamic, in cambio, esige l'esclusiva affettiva del suo padrone.

— Quando Luciano ha iniziato a intessere rapporti così stretti e affascinanti con l'Emiro — riprese Carati — è diventato una minaccia esistenziale per Vlamic. Non un rivale sessuale, ma un rivale nell'influenza e nell'affetto esclusivo.

— Vlamic non ha estratto la pistola. La pistola, come ho accertato, è stata sparata dal collega Tariq, nel panico di una rissa che Vlamic ha provocato sapientemente. Ma non è stato il colpo a uccidere Luciano.
Il Dettaglio Eccessivo

Mario si sporse ancora, abbassando la voce.

— Vlamic è un ballerino, un uomo abituato alla precisione. L'omicidio, per lui, doveva essere una performance. Ha usato un veleno, o una sostanza, che ha simulato un infarto fulminante. La morte è avvenuta prima della rissa, o forse proprio all'inizio.

— La pistola — concluse Carati con tono definitivo — non era per uccidere. Era per depistare. Serviva a creare una storia di rissa accidentale (la versione ufficiale) che spiegasse il caos. In questo modo, il mio rapporto ufficiale si concentra sul colpo mancato, sull'infarto, sul caos e sulla fuga di un bodyguard inetto, quando in realtà è stato un atto premeditato, freddo e molto più sottile.

— Vlamic ha creato il crimine perfetto per me: un omicidio mascherato da incidente, risolvibile con una spiegazione logica e un colpevole fuggiasco. Tutto per proteggere il suo equilibrio ossessivo.
L'Accenno di Franco

Ci fu un momento di silenzio. Stefano aveva le lacrime agli occhi. Ermanno scuoteva la testa, incredulo per tanta fredda meticolosità.

Franco, invece, fissava Mario Carati con uno sguardo intenso.

— È una ricostruzione brillante, Mario. La più logica, la più convincente. Ma in questo tuo mondo, in questo piano perfetto di gelosia e veleno... non c'è anche qui un disegno? Non è anche questa una forma di Ordine così estrema da sembrare un'altra realtà?

Carati lo guardò, l'espressione di nuovo professionale.

— Io mi occupo di moventi umani: gelosia, orgoglio, ossessione. Se questo è un disegno, Franco, allora l'unica cosa che devo accettare è che l'ossessione è la forma più alta della stupidità umana. Ed è su questo che chiudo il mio fascicolo.
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