Franco ama andare “in piazza” a fare la spesa. Veramente le piazze sono tre disposte a triangolo, ma sono così vicine che la parola “piazza” le comprende tutte.
E poi c'è il "Salone" che separa la "Piazza delle Erbe" dalla "Piazza della Frutta". Il "Salone" è uno dei primi "centri commerciali coperti" della storia. Fu costruito nel 1200, e dopo 800 anni ancora svolge magnificamente la sua funzione.
Al primo piano l'enorme sala, "il Salone" appunto, un miracolo di ingegneria del Medioevo, serviva da tribunale (oggi è dedicata alle mostre). Sotto, il palazzo è percorso, nella sua lunghezza, da due lunghi corridoi fiancheggiati da negozi, generalmente di alimentari, ma non solo. I due corridoi sono uniti al centro da un terzo passaggio a formare una grande "H".
Franco va volentieri “in piazza”, gli piace comprare la frutta e la verdura e qualche volta si toglie qualche sfizio culinario ai negozi “sotto il Salone”.
Quel giorno però non fa in tempo a fare acquisti perché è distratto da una figura alta e magra che vede fra la gente. Lo rincorre passando veloce fra le bancarelle di Piazza delle Erbe. Infine, al sottopassaggio che va verso l'università, riesce a raggiungerlo, lo tocca leggermente sulla spalla e Stefano si volta:
— Ciao, ti ricordi di me? — (esattamente la stessa frase che ho rivolto a suo fratello, pensa fra sé)
— Sì... Franco... Franco...
— Newman.
— Newman, sì, ora ricordo, hai un cognome inglese.
— Già. Scusa, forse non è il momento, so della terribile disgrazia di tuo fratello, ma volevo parlarti di lui.
— Sono rimasto proprio per sapere, per avere giustizia... per quanto sia possibile...
— A dire il vero non ho molte notizie, ma ci sono cose che mi hanno lasciato perplesso.
— Io, in questo momento sono a zero, non so da che parte cominciare, quindi qualsiasi informazione può aiutarmi.
Franco racconta gli avvenimenti dei giorni precedenti. Stefano ascolta con attenzione, rimane colpito dalla figura dell'amico “rimasto giovane” e chiede spiegazioni.
— Cosa intendi con “tuo amico, però più giovane”?
— Al tempo dell'università tu avevi un amico, si chiamava Franco come me, se non ricordo male, non ricordo il suo cognome...
— Varotto? Parli di Franco Varotto?
— Sì, può darsi, ma non sono sicuro del cognome; la cosa strana è che questo tuo amico era insieme a tuo fratello, ma aveva la stessa età di tuo fratello.
— Spiegati meglio.
— Aveva vent'anni, come se non fosse mai invecchiato.
— Ti sembra una cosa possibile? È più facile che fosse un amico di mio fratello che gli assomigliava. Se è tanto tempo che non lo vedi l'avrai confuso.
— Sì, hai ragione, la tua spiegazione è logica... però vedi, il fatto è accaduto dopo che avevo visto tuo fratello e l'avevo scambiato per te. Se non do una spiegazione a ciò che ho visto comincerò a dubitare di avere delle allucinazioni.
— Ti capisco... Senti, io avevo intenzione di andare dalla polizia a chiedere informazioni, perché non vieni con me? Potresti raccontare ciò che hai visto.
— Non vorrei essere preso per pazzo. In ogni modo ti accompagnerò volentieri, poi, se sembrerà utile, racconterò l'episodio.
- Grazie per la tua gentilezza, allora appena mi sono liberato dagli impegni burocratici ti chiamo e concordiamo l'orario.
- Ok, ciao, a presto.
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