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| Laura, la quiete nell'occhio del ciclone |
Da qualche sera Ermanno è il primo ad arrivare al rito dello spritz.
Franco, un po' per lavoro e un po' per mettere in evidenza l'ansia di Ermanno, arriva più tardi:
— Ciao, non è ancora arrivata?
— No, non ancora. — Ermanno è sulle spine e non nota la malizia dell'amico.
— Chissà, forse l'avrà trovato qualcun altro, magari un suo ex. — Franco tenta così di vendicarsi di tutte le volte che Ermanno lo ha preso in giro per i suoi imbarazzi nei riguardi del femminile.
— Hai finito di prendermi in giro? Ah, ecco, guarda, sta arrivando.
Infatti Eva, dallo stretto passaggio che dà verso il Torresino, si stava avvicinando… ma non era sola.
C'è una giovane donna insieme a lei.
C'è una giovane donna e Franco è già a disagio. Ermanno lo guarda, sorride, le parti si stanno rapidamente rovesciando.
— Ciao Ermanno, ciao Franco, questa mia amica si chiama Laura e voleva conoscervi.
— Laura Medici, — dice la nuova arrivata porgendo la mano a Franco.
Franco è stupito, è così abituato che con le donne la priorità spetta a Ermanno, che indugia a rispondere, poi:
— Franco, Franco… Newman.
— Ah, un cognome inglese! Sei di origine straniera?
— No… non so, forse qualche mio antenato…
Poi Laura si rivolge a Ermanno:
— Io sono Laura Medici.
— Ermanno Socrates Balivo. Medici è un cognome antico, vieni da Firenze?
— Quasi, sono di Siena.
— Ah, Siena, ora capisco — dice Franco d'impulso.
— C'è qualcosa di speciale a Siena per te? — dice Laura con un leggero, ambiguo sorriso.
— No, no, ho capito il tuo accento, anzi no… la mancanza di accento!
Ermanno guarda Franco con un ironico sorriso:
— Che ti succede Franco? Cos'è questa storia della “mancanza di accento”?
— Niente, è che conoscevo una ragazza senese che parlava un italiano così pulito, che ho finito per associare il parlare senese con l'italiano.
— Che bel complimento — dice Laura — sono confusa.
Ma l'atteggiamento e il tono di Laura non sembravano affatto confusi.
Poi la serata continuò sullo stesso tono finché fu l'ora di tornare a casa e Laura stupì tutti ancora una volta prendendo amichevolmente Franco sottobraccio.
— Tu da che parte vai?
— Io abito verso Ognissanti, ma se vuoi ti posso accompagnare a casa, ho l’auto qui vicino.
— Perché no! … se non ti dispiace.
— No, per niente, anzi…
Ermanno era sbalordito, come era possibile? Franco aveva perso ogni imbarazzo. Che strano tipo questa Laura!
In macchina Laura diede le indicazioni per raggiungere casa sua. Abitava in via Tirana, non era difficile il parcheggio in quella zona. La conversazione continua tranquilla fino a casa, poi, quando si fermarono, Laura, prima di uscire, diede un bacio sulla bocca a Franco, e chiese:
— Via Ognissanti numero?
— Numero 12 — disse Franco come ipnotizzato.
— Telefono?
Franco diede il numero di telefono e mentre lo faceva si rendeva conto che aveva perso ogni capacità di reazione, poi si riprese:
— Sei sicura di ricordarlo? Vuoi che te lo scriva?
— No, non serve, ho una buona memoria uditiva, ciao.
— Ciao, mi chiamerai?
— Sì, sì, mi farò viva io.
Durante il ritorno a casa Franco ripensò agli avvenimenti della serata, ma non fu in grado di dargli un senso, poi con un'alzata di spalle disse tra sé, “beh, quel che sarà sarà”.
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