All'indomani, Franco va al solito bar in "Prato della Valle". C'è già la ragazza del giorno prima e questa volta è seduta al tavolo vicino a quello che lui occupa di solito.
Una scelta intenzionale? Franco si fa mille domande mentre si siede al suo posto preferito e ordina "lo spritz". Intanto lei cerca il suo sguardo e gli fa un cenno col capo. Lui risponde al cenno.
— Buongiorno, non c'è il suo amico?
— Eh? Il mio amico? — Franco, preso alla sprovvista, non ha neppure il tempo di imprecare per la maledetta fortuna di Ermanno.
— Sì, quello che ieri era qui con lei, non è suo amico?
— Sì, sì, mi scusi, ero un po' distratto. Il mio amico diceva? Di solito a quest'ora lavora ancora, ma non dovrebbe tardare.
— Arriverà di certo?
— "Probabile" è il termine giusto. Quanto all'ora, sarà qui quando l'ombra delle case avrà raggiunto il tappeto erboso.
— Che strano modo di misurare il tempo! Lei è anti-tecnologico?
— Anti-tecnologico? No, no, ma mi piace guardare l'ombra che si allunga sulla piazza, così associo gli avvenimenti consueti alla posizione dell'ombra.
— Molto poetico.
Franco, imbarazzato, non risponde. È lei, dopo un po', a riprendere a parlare:
— Beh, io devo andare, arrivederci.
— Arrivederci.
L'Arrivo di Ermanno
Qualche minuto dopo arriva Ermanno e, guarda caso, parla subito della ragazza:
— Non c'è la tua ammiratrice?
— La "mia ammiratrice" è stata qui, e mi ha chiesto di te.
— Sì? E tu che le hai detto?
— Le ho detto che non saresti venuto, così se n'è andata.
— Vile traditore, le hai mentito per non farci incontrare?
— Certo, cosa ti credevi? Che ti porgessi la "mia ammiratrice" così, su un piatto d'argento?
— Ah, questa poi, da te non mi aspettavo un simile colpo basso.
— Va be', le ho detto che probabilmente saresti arrivato fra poco, ma lei se n'è andata lo stesso.
— Probabilmente? "Certamente" dovevi dire, "certamente".
— Che? Vi siete messi d'accordo? Le ho detto quello che pensavo, non mentirei mai per simili sciocchezze.
— Sciocchezze? Sciocchezze dice lui... Ehi, hai visto lì in fondo? C'è agitazione... senti, sembra un colpo di pistola...
— Sì, ho sentito il colpo. Sembra provenire dall'altra parte della piazza, verso il ristorante Zairo.
— Guarda, la gente corre da quella parte, andiamo a vedere...
— No, sai che non amo la confusione... e poi attraversare la piazza con questo caldo... tanto domani leggeremo tutto sul giornale.
— Sei sempre il solito pigrone.
— Un giorno scriverò un elogio alla pigrizia, così la smetterai di usarla come un'offesa. Del resto, che c'è da aspettarsi da uno che beve il caffè all'ora dello spritz?
— Sai che non amo il vino, ma tu non sai che cosa ti perdi: un caffè e un buon sigaro.
— Sai qual è la mia fortuna? Che abbiamo gusti diversi, completamente opposti.
— Non ti riferisci al caffè, vero?
— E neppure al sigaro.
— Già, ma la ragazza, quella che è appena andata via, (sarà vero poi?) piace anche a te.
— Certo, non sono mica uno stupido, ma ce ne sono altre che a te non piacciono e a me piacciono molto.
— Allora, sul filo di questo ragionamento, lo stupido sarei io.
— La logica è logica.
— Ah! L'hai rivoltata bene. Non sarà tutta invidia?
— Be', io ho finito il mio spritz, e tu il tuo sigaro. Vogliamo andare a casa?
— Non si risponde a una domanda con un'altra domanda.
— Ciaooo. Ci vediamo domani.
— Sì, a domani, e speriamo che ci sia la "tua ammiratrice".
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