La Nebulosa di Orione
Le tre coppie si trovano in un osservatorio di montagna, in una sala di proiezione buia e silenziosa. Sullo schermo, la Nebulosa di Orione appare come un enorme e incandescente fuoco cosmico da cui nascono le stelle.
Mario Carati, il Commissario, rompe il silenzio, parlando con il tono ispirato:
— Affascinante! È il luogo dove la fisica elementare crea sistemi complessi. In termini di ordine, è l’esempio più puro di come la massa si organizzi in forme perfette.
Lucia, la sua compagna, gli stringe la mano, ammirata.
— Per me è confortante, Mario. Sapere che lassù, in quell’immensità, le regole sono così chiare. Ci si sente protetti.
— Esattamente, — annuisce Carati. — L’ordine cosmico è la nostra migliore garanzia di stabilità. Questa visione non ammette divagazioni.
Ermanno si agita sulla poltrona accanto a Eva.
— Il tuo approccio è troppo... assennato, Mario. In questa esplosione non c'è "buon senso", non c'è "sicurezza", è pura passione! Non lo vedi il dramma? La lotta tra la luce e il buio, la nascita violenta, il Big Bang della vita!
— Il tuo modo di vedere le cose tende all'eccesso emotivo, Ermanno, — ribatte Carati, sorridendo. — Stai sovrapponendo il tuo sentimento a ciò che è, semplicemente, una magnifica manifestazione della chimica.
Eva si alza, il suo profilo illuminato dal rosso e dal turchese della nebulosa, e inizia a parlare con una voce bassa, melodica, che sembra non rivolgersi a nessuno in particolare:
— È vero, c'è un ordine, ma non è il nostro. In questo fuoco, in questi colori, c’è un disegno che non è geometrico. Vedo un luogo… lontano… da cui proviene un’onda. Non è fatta di suono, ma di senso. È una civiltà che ha guardato la nostra separazione con curiosità, la nostra paura, il nostro rumore. Hanno trovato la chiave per comunicare senza parlare, attraverso la vista interiore. Sono esseri pacifici, intelligenti, che vogliono aiutarci a costruire un mondo dove le regole siano la conoscenza, non la forza.
Ermanno la guarda, completamente rapito, gli occhi lucidi.
— Lo vedi, Mario? Questo è un ordine di tipo superiore!
Franco è in silenzio, ma stringe forte la mano di Laura. Laura, con un sorriso sottile, si lascia scivolare lentamente tra le poltrone, fino a mettersi accanto a Eva.
— È un sogno molto bello, Eva, molto suggestivo. Ma ho una domanda: questi esseri senzienti, quando arrivano sulla Terra con questo senso e questo disegno, sono simili a babbo Natale? Arrivano con le renne?
L’effetto è immediato. Lucia, la compagna di Carati, ride educatamente, sollevata dalla caduta di tensione. Carati batte le mani una volta, risoluto:
— Brava Laura hai messo il giusto antidoto all'eccesso di suggestione. Se la descrizione devia così rapidamente nel campo delle fiabe, è probabile che l'origine sia l'immaginazione. Franco, anche tu pensi che l’idea di un contatto alieno che non sia puramente scientifico sia, come dire, una favola?
Franco guarda Laura, che gli sorride con assoluto controllo. Vede la sua realtà, ma non può negare la logica formale di Carati.
— Non lo so, Mario, — risponde Franco. — So solo che la verità raramente si presenta senza un po’ di mistero.
— E il mistero è solo quello che non abbiamo ancora compreso, — conclude Carati, chiudendo il discorso.
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