Franco preferiva prelevare i soldi dal bancomat di giorno, ma all'indomani doveva alzarsi presto e decise di fare un'eccezione. La serata era tranquilla e stava passando giusto davanti a uno sportello.
Appena prelevati i soldi, come sempre si guardò intorno. C'era un tipo piuttosto giovane che si avvicinava; non aveva una faccia raccomandabile, ma forse era una sua impressione. Comunque, si avviò con passo svelto verso casa che era nella direzione opposta.
Intanto ascoltava attentamente il rumore dei passi che lo seguivano. Gli sembrò che accelerassero. La cosa non gli piaceva. Mancava soltanto un centinaio di metri per arrivare a casa, ma il giovane si avvicinava rapidamente. Allora attraversò la strada anche se non ce n'era bisogno e ne approfittò per guardare indietro: il giovane era a pochi metri da lui, ma non diede segno di seguirlo.
Raggiunto l'altro lato della strada, protetto dalla semi-oscurità prodotta dai portici, rallentò il passo nella speranza che l'altro lo superasse. E infatti il suo inseguitore, presunto, continuò con l'andatura di prima.
Franco tirò un sospiro di sollievo e continuò con passo lento fino a casa.
Il fatto appena superato gli ricordò il sottopassaggio che c'era proprio in vicinanza di casa sua; era stato costituito in epoca medievale e partiva dalla cantina dell'edificio di fronte, ora una scuola ma in passato un convento, per arrivare al sotterraneo della chiesa. Era servito alle suore del convento per attraversare la strada e andare in chiesa senza dover andare all'aperto.
'Dovevano essere tempi duri quelli!'
Immerso in questi pensieri riattraversò la strada proprio in corrispondenza di casa sua e, proprio davanti alla sua porta, lo stava ad aspettare il giovane di prima.
— Non si spaventi, non voglio farle del male.
Ancora prima di capire il senso delle parole Franco ebbe un sussulto.
— Che vuole da me? Perché mi segue?
— Entri in casa e stia tranquillo.
La frase era in contrasto con il tono e con la canna della pistola che gli venne puntata alla schiena.
Quando furono dentro, la pistola si trasformò magicamente in un dito e il volto del giovane si aperse in un largo sorriso.
Al contrario, la paura di Franco si mutò in rabbia.
— Chi è lei? E come si permette di entrare in casa mia con la violenza?
L'altro lo guardò tranquillo, poi si avvicinò a un vecchio tavolo, ne prese un angolo e con un colpo secco staccò un pezzo di piano. Franco rimase a bocca aperta e la sua ira sbollì. Ma non era più spaventato.
— Guardi che non sono un energumeno, la mia forza è normale, io ho solo visto una linea di frattura. Il tavolo potrà essere riparato con un po' di colla.
— Non capisco.
— Le sto semplicemente dicendo chi è il più forte e su quale piano.
— Su quale piano?
— Sì, parlo del piano della conoscenza.
— Cosa vuole da me?
— Da lei niente, anzi sì, voglio un po' di ospitalità.
— Ospitalità?
— Sì, io me ne sto qui seduto, lei mi offre un drink e aspettiamo tranquilli l'arrivo della sua fidanzata.
— Lei come sa... la conosce? Non avrà intenzione...
— È lei, è lei che non la conosce.
— Lei chi? La mia fidanzata? Oggi mi ha detto che non veniva...
— Non vorrà che le stacchi un altro pezzo di tavolo?
— Le assicur...
In quel momento suona il campanello.
— Visto? Lei è sempre puntuale... e le ha salvato il tavolo. Su, vada ad aprire.
Franco non se lo lascia ripetere due volte, così può avvisare Laura... e la polizia.
— Laura, non entrare, di là c'è un brutto tipo, vuole te, andiamo ad avvisare la polizia.
— Un brutto tipo? Che stai dicendo, cosa mi nascondi, una donna?
— No, no, c'è veramente un tipo poco...
— Andiamo, che sarà mai...
Così dicendo Laura entra.
— Chi è costui?
— Su, non fingere, mi conosci benissimo.
— Te l'avevo detto...
— Mi scusi, giovane sconosciuto, lei voleva parlare con me?
— Parlare? No, no, io volevo...
— Voleva cosa? Si spieghi...
— Beh, un'altra volta, ormai è tardi.
E con queste parole il giovane esce rapidamente dalla casa.
— Allora, mi spieghi cosa sta succedendo?
Laura sembra veramente arrabbiata.
— Io... io non ci capisco niente, prima era duro e minaccioso... aveva una pistola... che poi era un dito...
— Un dito?
— Sì, aveva finto per farmi aprire la porta.
— A me è sembrato un pazzo.
— Sì, anche a me... ora però, prima invece... non so che dire... l'hai visto anche tu, no?
— Sì, sì, ma io pensavo che fosse un tuo amico... uno scherzo... insomma.
— Uno scherzo? Chi vuoi che... no, non è il genere di Ermanno.
— Perché hai pensato a Ermanno?
— Beh, tu hai detto 'amico' e lui è il mio amico più... aspetta, ora gli telefono.
— Pronto Ermanno, senti, questa sera è successa una cosa strana, tu ne sai niente?
...
— Beh, è difficile da spiegare, così, per telefono, volevo sapere se tu c'entri in qualche modo, se mi hai fatto uno scherzo.
...
— No, no, ti credo, infatti non è il tuo genere... ti ho chiamato così, per scrupolo.
...
— Va be' domani ti spiego.
...
— Ciao, buonanotte.
— No, non è stato Ermanno.
— E allora chi può essere stato?
— Non saprei, domani indagherò, ora pensiamo ad altro.
|